cerca

Referendum sul nucleare. Perchè io non voterò

9 Giugno 2011 alle 17:30

La produzione industriale, come è stato attestato oggi, è quasi ferma. Siamo stati superati da India e Corea del Sud e siamo pochissimo sopra il Brasile, che invece cresce quasi a doppia cifra e ha già messo la freccia. Le principali voci di costo in qualsiasi produzione industriale (e non solo, a dire il vero), sono le materie prime, il costo del personale e quello dell'energia. Quindi a parità di costo delle materie prime (nemmeno quello, a rigore, ma semplifichiamo a vantaggio della tesi contraria alla mia) e dato che il costo dell'energia italiano è circa il 40 per cento superiore a quello dei suoi concorrenti europei, indovinate su cosa risparmiamo per tentare di essere competitivi e senza nemmeno riuscirvi, come dimostrano i numeri? Per non dire dei posti di lavoro che nemmeno creiamo. Se siete disoccupati o se prendete uno stipendio da fame o se avevate un lavoro ma siete stati "delocalizzati" questo è dovuto, in parte non trascurabile, al costo dell'energia. Avrei molto da dire anche sulla sicurezza e sul confronto, improponibile, che viene fatto con profonda ignoranza sui rischi e le certezze dell'energia nucleare, che falsificando consapevolmente il problema viene confrontata con l'eolico e il fotovoltaico (prescindo dal merito del confronto, pur'esso consapevolmente falsificato). Mentre le uniche e sole fonti concorrenti del nucleare sono, piaccia o no, solo e soltanto carbone, olio combustibile e gas. Mi sembra tuttavia utile e opportuno segnalare, dato che nessuno lo ha fatto, e questa è una gravissima colpa sopratutto del governo e di confindustria, che votare si al referendum sul nucleare significherà proseguire inesorabilmente e senza scampo lungo la strada della decadenza, della disoccupazione e delle paghe risibili.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi