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Ci sono servi e servi

9 Giugno 2011 alle 20:01

Il mio conterraneo Mario Sechi mi piace per il suo consueto raccontare di cose sarde. Ieri l'ho apprezzato nel convegno dei servi del Caprinica perchè ha accusato il Barone di non avere ascoltato mai il mondo, la militanza molto attiva e impegnata di internet, come la netta e manifestata (in tutti i modi) contrarietà e incredulità del voltafaccia e l’aggressione ancora inaccettabile alla Libia. Che ha provocato una marea di disaffezione e disistima al voto del Pd e del suo leader Berlusconi; la batosta elettorale ne è una riprova. Ma ieri i servi mi hanno deluso (con qualche eccezione) perchè usavano il linguaggio dei padroni, che guardavano anche con sarcasmo dall’alto al basso. I “veri” servi devono sapere assumere responsabilità ancor più grandi del padrone, proprio per proteggerlo. Ricordo anch'io un episodio tra servi e Baroni della mia Terra: la baronessa riceve ospiti di riguardo (nuorosi, figurarsi!) nel vasto soggiorno. La padrona, piuttosto grassoccia e tozza, mal si alloca sulla sdraio di Ferula. Il servo offre un corno di cannonau agli ospiti, e quando la padrona si contorce sulla seggiola per afferrare l’avaione (vassoio di sughero) ed offrire salsicce affettate, emette una sonora e sconveniente emissione che rimbomba sulla stanza come il fischio del capo treno. Ma ad arrossire per la padrona ed a scusarsi con tutti ci pensa il servo: “scusate m’è scappato”. Gli ospiti hanno capito e accettato le scuse. Quelli si, che erano servi!

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