cerca

Legalizzazione delle droghe

4 Giugno 2011 alle 13:00

L’intuizione profetica del leader radicale – dopo cinquant’anni di diatribe stizzose, milioni di giovani morti e intossicati, di carceri affollate, di centri filantropici (speculativi) per irrecuperabili, di gangsterismo spietato e sanguinario, di finanza foraggiata da un fiume di miliardi “neri” che inquina l’economia mondiale – la droga proibita, finalmente, pare che sia giunta al capolinea: la Commissione Onu esorta i governi a cambiare strategia: liberalizzazione. In verità, precisa il profeta Pannella, noi non vogliamo la droga libera: la vogliamo legalizzata. E fa riferimento, ovviamente, al mercato fiorente dell’alcol che miete milioni di vittime in tutto il mondo, ma nessuno si sogna di ritornare al “proibizionismo” del primo dopoguerra statunitense. Roosevelt, se vogliamo, fu il primo a intuire la necessità di legalizzare l’alcol (ventunesimo emendamento della costituzione americana – 1933 ) sperando che quella legalizzazione, oltre a contrastare l’etilismo dilagante fra tutti gli strati sociali della popolazione americana, insidiasse alla base il gangsterismo che dal “proibizionismo” aveva attinto la sua principale ragion d’essere: miliardi di dollari in nero. Ahinoi, non fu così, e le strutture del fenomeno delinquenziale si ramificarono per il mondo come una piaga biblica e l’alcolismo perseguita l’umanità con feroce perseveranza. Legalizzando le droghe dovremmo assistere a un ristagno dell’epidemia viziosa e ottenere che la delinquenza organizzata perda il collant economico che rende miliardario il proibizionismo di sostanze stupefacenti. Diciamo che sarebbe miracoloso se potessimo sperare in tanto: allo stesso tempo, “botte piena e moglie ubriaca”. Un sogno!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi