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Le contraddizioni fiscali del Pdl

2 Giugno 2011 alle 13:30

Il Pdl paga, a mio avviso, elettoralmente le palesi contraddizioni delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. All'indomani della crisi economica mondiale del 2008 si cercò di venire incontro alle difficoltà degli operatori economici introducendo numerose misure di sostegno quali i correttivi congiunturali nei cd. studi di settore che attenuavano la pretesa tributaria su professionisti e imprese tenuto conto della sfavorevole congiuntura. Nel luglio 2010, con apposito decreto legge, vennero inasprite le norme sulla riscossione delle imposte, accorciando i tempi di esecutività degli accertamenti fiscali e aumentando, con la finanziaria del 2011, la misura delle sanzioni tributarie. Si è passati quindi da un atteggiamento di tipo comprensivo delle ragioni della crisi economica e delle sue nefaste conseguenze sul cd. popolo delle partite Iva ad un atteggiamento fortemente repressivo e sospettoso nei confronti di quei soggetti che in fondo rappresentavano lo "zoccolo duro" dell'elettorato del Pdl. Tengo a precisare che ho votato sempre Forza Italia ed ora Pdl è attualmente sono consigliere comunale. Mancando un anno alle elezioni amministrative nella mia città, mi accorgo che si è formato un gap apparentemente incolmabile tra il Pdl e la cd. società civile, imputabile principalmente alla mancata territorializzazione di un partito che paga in termini organizzativi il fatto che, per la prima volta nella storia dei movimenti politici, è nato dall’alto e non dal basso con organi nazionali funzionanti e coordinamenti locali pressoché inesistenti. Auspico che la recenti sconfitte di Napoli e Milano servano da lezione al fine di “costruire” concretamente il partito e le sue necessarie ramificazioni territoriali e di avviare quelle riforme che tanto stanno a cuore agli elettori del Pdl, passando da una politica degli annunci ad una politica dei fatti.

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