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La linea Maginot era già stata infranta

2 Giugno 2011 alle 08:30

Nei conciliabili, fra me e gli amici, sostengo da tempo che i particolari segnano le nostre e altrui azioni. C’è una sottile linea di faglia che non deve mai essere superata. Il caso Brancher, era il sintomo di un avvitamento del governo. Un’azione assurda, che rivelava la frattura fra le aspirazioni della gente e la realtà del potere fine a se stesso. Non deve quindi stupire l'annuncio Morattiano sulle multe ai milanesi o se Berlusconi, indulge sull’abusivismo a Napoli. La linea Maginot era già stata infranta. Il riformismo “rivoluzionario”, atteso da tempo, s’era azzoppato perché la politica come servizio, unica ragione del mandato popolare, si era infranto nelle stanze del “teatrino della politica”. Succede che nella vita di ognuno vi sono segnali che non vogliamo vedere e li releghiamo in un angolo, con fastidio e paura. A quarant’anni qualcosa non quadra, perché chi è più giovane ti apostrofa con il temuto “lei”. Poi dopo un decennio, all’improvviso mentre ti radi, guardi e dici: “Ma tu chi sei?”. L’immagine che hai di te stesso risale a troppo tempo addietro, senza accorgerti che ogni cosa parlava di un altro da te. Il centro destra, Lega compresa, non si è accorta della metamorfosi in atto scivolando in un limbo pseudo immortale, contro ogni logica e azione troppo spesso mancata. Si dice che il tempo è galantuomo, forse. Certamente è spietato, perché ha la fissa di andare avanti. Perfino le favole ci avvertono, brutti anatroccoli si trasformano in cigni, mentre i cigni del tempo che fu sbattono scompostamente le ali nel pantano in cui si sono cacciati. Si rialzi e voli alto il centro destra, cantando la musica della sua gente.

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