cerca

Contro Ulrich Beck e il suo “harakiri globale”

2 Giugno 2011 alle 08:00

“La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere.” Frase di Ulrich Beck? No, di Karl Marx. Il sospetto che il teorico della società del rischio si limiti a dare al marxismo una spruzzata di ecologismo, teoria dell’atomo e poco altro si rafforza quando parla di disuguaglianza fra colonizzatori e colonizzati – dialettica fra sfruttatori e sfruttati – di cosmopolitismo moderno – internazionalismo comunista – e di corsa sfrenata ai profitti e alla logica produttivista, per non parlare del richiamo ai molti tedeschi che rimpiangerebbero i benefici del sistema sociale della Repubblica Democratica. Il riferimento al romanticismo e al Wandervogel, che proponeva la liberazione dalle restrizioni della società per tornare alla natura e alla libertà, per spiegare la richiesta di “sicurezza” delle società moderne è poi incomprensibile e la considerazione circa una strumentalizzazione di questi movimenti da parte del nazismo lascia un’impressione da retorica del “buon selvaggio”. Come teoria della relazione fra uomo e mondo mi sembra giunga di fatto ad un contrapposizione ideologica e troppo netta che rischia di lasciare sullo sfondo la vera complessità del rapporto. Neppure la cura, la creazione di un cosmopolitismo moderno, sembra convincente e, se solo si pensa alle discussioni sul protocollo di Kyoto, pare poco più che utopia. Un’ultima considerazione personale: teorie come questa rappresentano la base rispettabile ma solo fintamente moderna di una sinistra à la Vendola. Non mi piace.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi