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Il mutismo delle piazze che si sono scordate di Tripoli

25 Maggio 2011 alle 09:00

Alle risposte del Direttore di lunedì sulla questione, aggiungerei anche questa lettura delle cose. La piazza arcobaleno in realtà non è mai stata apolitica, meno che meno umanitarista nel senso disinteressato del termine. E’ sempre stata “politica” di segno fortemente antioccidentale, in quanto costola di tutti i movimenti post–sessantottini (a loro volta filiazione delle ideologie politiche antiborghesi novecentesche) che strumentalmente hanno sempre abbracciato qualunque causa purché "anti" Occidente, percepito ostile oltre che nelle sue espressioni politiche liberali anche in quell’insieme di valori che vanno sotto il nome di civiltà, vista quest’ultima come il prodotto della società borghese da abbattere. Cosa è successo? E’ successo che il mutismo delle piazze è iniziato quando inaspettatamente le popolazioni del nord Africa (con cui è da intendere non tanto le etnie quanto la gente reale, la gente vera) hanno deciso di prendere nelle loro mani il proprio destino, scrollandosi di dosso tanto la tutela ideologica a distanza delle ali sinistre dell' occidente, quanto prescindendo nel loro rivendicare da egemonie religiose interne. Esse, invece di bruciare i vessilli dell’Occidente, li hanno sventolati. E’ come se quelle popolazioni, che il pacifismo (!) aveva appoggiato preso sotto tutela e di cui si sentiva paladino ai tempi del terrorismo qaedista e talebano, fossero scoppiate fra le mani del popolo arcobaleno con rivendicazioni incredibilmente e inammissibilmente troppo simili a quelle di tipo "liberista" e "filooccidentali", lasciando le piazze multicilori, appunto, basite. Anche su Tripoli.

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