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Il flop di Sgarbi offre spunti

23 Maggio 2011 alle 15:14

A proposito del suo programma Vittorio Sgarbi ha dichiarato:”La morte di Melania è stata più interessante di Pasolini e Longanesi”. Se uno ha nozione dei suoi tempi, quelli del maggio 2011, lo sa a priori. E lo devono sapere anche quelli che di cultura si riempiono la bocca. Ma vuoi mettere far finta di non saperlo? La cultura, quella che Sgarbi rappresenta, non importa se vestito un po’ da Narciso, è un settore d’élite. I legittimi, spontanei interessi d'intrattenimento popolari quelli che fanno audience, si riconoscono in “Chi l’ha visto”, nella “Isola dei famosi, in “Ballando con le stelle”, in “Un medico in famiglia” e similari. Poi l’audience si ottiene anche con Santoro, Vespa, Floris, oppure con “Vieni via con me”, che è stato seguito perché faceva tanto figo. Tutta roba, però, che con la cultura non ha niente a che fare. Come il 97 per cento dei visitatori del Louvre, degli Uffizi, del Prado, del British Museum, di Pompei che si portano via solo il poter dire: “Io ci sono stato”. Abbiamo il business della cultura di massa, vantaggioso per il territorio, i commerci e per gli addetti di una ben precisa parte. Appunto: il business, da noi usato anche politicamente. Sgarbi è estraneo a questa categoria bicefala, avrebbe avuto pieno titolo per continuare. Ma la cultura è cibo d'élite. Non può fare audience, la fa fare al suo surrogato: è semplice, unisci al sostantivo cultura, l'aggettivo popolare, e tutti si sentono acculturati. Sotto la supervisione di chi decide come debbano acculturarsi.

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