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Tragici manettari

20 Maggio 2011 alle 10:59

E’ morto in carcere due ore dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Pisa. Aveva sessant’anni, Mario Santini, e pesava appena 38 chili, ne aveva persi più di venti negli ultimi mesi. Era malato e gravissimo. Stadio terminale di un tumore al polmone, metastasi al fegato, insufficienza renale, aneurisma. Eppure Mario è morto in carcere, nel centro clinico Don Bosco di Pisa. Faceva paura un uomo così? Era pericoloso lasciarlo morire fuori? Concedergli quelle due ultime ore d’aria? Probabilmente tutto questo non si leggerà sui grandi giornali, se non in una breve a pagina 20: il "giornalista collettivo" (quello che la pensa sempre allo stesso modo e nel modo di tutti, e per questo ritiene di essere assai intelligente), è infatti troppo impegnato a indignarsi (original, very original), naturalmente per il bavaglio inflitto alla libertà di informazione. Io penso a De André, che cantava: "Nella pietà che non cede al rancore, madre, io ho imparato l'amore". E poi penso ai "manettari" d'Italia, che immancabilmente godono quando la gente viene sbattuta in galera. E allora fatico davvero a non cedere al rancore.

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