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Leggere la legge leggeri

19 Maggio 2011 alle 12:21

“Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi, come amare o sognare”. Queste parole di Pennac sembrano perfette per ricordare che il 23 maggio viene celebrata in Italia la "Giornata nazionale per la promozione della lettura". Da una recente indagine è emerso che la stragrande maggioranza degli italiani non legge perché considera la lettura una perdita di tempo. Fino ad un secolo fa c’era moltissima gente che leggeva perché aveva molto tempo a disposizione e non aveva nulla o poco da fare: le signore ricche, i nobili, i religiosi. In mancanza di cinema e televisione, ci si occupava dei fatti altrui tramite i romanzi, sorta di pettegolezzo sublimato. Oggi, con l’aumentata scolarizzazione, si legge più di un tempo: tutti leggono manuali d’istruzione, elenchi telefonici, pieghevoli, pannelli e cartelloni pubblicitari, molti leggono quotidiani e riviste, oppure leggono la mano o nel pensiero: ma pochi sono quelli che leggono libri, anzi da essi si ritraggono come se a loro fosse stata messa sotto il naso una seppia pescata da una settimana. Nessuno legge più i regolamenti e le leggi. Quanto al tempo considerato perso leggendo, esso non dovrebbe mai essere fatto passare, ma andrebbe vissuto. Se lasciamo trascorrere il tempo come acqua da un rubinetto siamo noi che passiamo con lui, senza coscienza e senza sensibilità. Lo stesso andrebbe applicato alla lettura. Flaubert scriveva: “Non leggete per divertirvi, come fanno i bambini, o per istruirvi, come gli ambiziosi. No: leggete per vivere”.

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