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Quesito genitale: pietà per la lingua italiana

18 Maggio 2011 alle 08:30

Che al posto di termini come "atto sessuale" o "sessualità" si usino parole desuete (unitivo) o pressoché inesistenti (genitalità, ahimé sul mio vecchio dizionario Gabrielli non compare) può ben essere moneta corrente di chi è "prodigo di parole astratte" (per dirla con Langone). Ma la sensazione più forte è che le parole astratte siano sintomo di vuoto nominalismo. Il che ad alcuni potrà anche sembrare meno terribile di una deriva liberale. Ma visto che la deriva liberale gioca a carte scoperte da tempo e inganna sempre meno, a me pare che siamo di fronte all'esatto contrario. A furia di parlar per neologismi (o... veterologismi) astratti si rischia, infatti, di contrabbandare per concetti profondi idee vecchie, ma acerbe come zitelle stagionate. La realtà, Deo gratias, è più ricca di sfumature e tormenti.

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