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La sconfitta tra sgarantismo e fisco "pirata"

17 Maggio 2011 alle 15:24

E' giusto mettere sul piatto della discussione della sconfitta berlusconiana del primo tempo, anche il planetario sputtanamento con le decina di migliaia di intercettazioni abusive nella casa del premier, affidate impunemente al tritacarne del processo mediatico giudiziario. Fin qui Silvio Berlusconi veniva difeso perchè il Popolo Italiano protegge le vittime, anche in nome del garantismo. Se però le parti si rovesciano e i garantisti diventano sgarantisti come la Moratti con Pisapia, o nella mutazione di pelle ora guerrafondaia dell'Italia contro la Libia, il Popolo garantista disapprova, negando fiducia. Poi c'è l'insopportabile sgarantismo fiscale approdato alla proboscide dell'erario "grazie" a Tremonti (che anche qui qualcuno vorrebbe premier al posto di Berlusconi, anziché licenziato)della clausola infausta del “solve et repete”, già dichiarata incostituzionale nel 1961, ma reintrodotta in maniera surrettizia nell'amministrazione finanziaria. Col risultato che abbiamo un fisco da Medio Evo da fare evocare al Popolo (ved. la protesta a Cagliari di giorni fa) forconi in piazza. Difatti certe misure di Equitalia ricordano le "grassazioni" fiscali dei vice re di Spagna. Le spese e gli sprechi enormi non si riducono nonostante i tanti proclami, e il cittadino si sente vessato, tartassato e inascoltato. Il cosiddetto recupero dell’evasione di cui tanto si vanta l’Agenzia delle Entrate, viene effettuato, per certi versi, in modo piratesco. L’evasione si combatte diminuendo le aliquote e non con la riringa, e quando i governanti sono sordi ai molti richiami, all'esasperazione manifestata in mille modi, l'unica arma disponibile in mano al cittadino è il voto. A Milano si sono uditi i primi "botti".

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