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Celibato - Grazia e Natura

17 Maggio 2011 alle 10:56

Le problematiche attuali del celibato ecclesiastico evidenziano un dilemma profondo tra grazia e natura. La chiamata al sacerdozio ancor prima del raggiungimento di una maturità psico-fisica confonde i misteri della grazia con gli impulsi della fisiologia, gli impegni di un così nobile 'ideale' con le impellenze della natura. Come dicevano gli antichi 'Natura non facit saltus' e l'istinto primario dell'eros trova mille brecce per demolire le difese artificiose di un celibato concepito e imposto in funzione ministeriale. Cadute le barriere protettive di una società orientata da una morale cristiana, sono prevalse le idee e i modelli del relativismo pluralista. Al monolitismo dottrinario pacelliano hanno fatto seguito le correnti, se non le tempeste, dell'eterodossia postconciliare. Il clero si è ridotto al lumicino, i seminari si sono svuotati quasi del tutto. I mille scandali di pedofilia e di omosessualità clericale sono solo la punta di un iceberg che impone alla Chiesa il ripensamento di una istituzione i cui processi formativi si stanno rivelando sempre meno consoni con il Vangelo e con la realtà del mondo attuale. Se la fede è una grazia, il sacerdozio non può essere concepito come una istituzione a sé stante che trovi la sua forza costitutiva in un amorfismo sessuale del tutto innaturale. Al contrario la grazia può trovare il suo compimento in una sessualità vissuta in armonia con gli impegni di una vita sana e normale in seno alla comunità dei credenti. Gesù stesso dice che il celibato non è una legge di natura, ma una anticipazione del Regno dei cieli. Ma dice anche di non caricare una soma al di là del sopportabile.

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