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Giudici e Sacerdoti

11 Maggio 2011 alle 20:30

Pensavo che l’amministrazione della giustizia in Italia fosse un problema inerente la sfera laica e invece mi sbagliavo. Pensavo che la divisione del potere materiale da quello spirituale fosse una questione medioevale risolta da tempo e mi sbagliavo ancora. I nostri giudici reclamano, giustamente, la loro indipendenza; per cui non vogliono essere eletti dal popolo, non vogliono essere nominati da un governo, non vogliono essere giudicati da altra corte che non sia quella interna, non vogliono essere criticati; vogliono, dunque, essere un’élite fondata sull’esclusiva capacità d’intendere la sacra costituzione, vogliono auto-determinarsi ma, al contempo, vogliono anche essere liberi di appartenere a correnti politiche, vogliono esprimere pubblicamente le loro opinioni personali senza subire, per questo, alcun condizionamento e senza pagare pegno, né di limiti, né di responsabilità. Solo tale ineffabile condizione di disuguaglianza, dicono, garantirebbe a noi poveri mortali la giustizia uguale per tutti; ma quale giustizia è tanto giusta da non dover subire critiche e revisioni, da rimanere uguale a se stessa nel tempo ignorando qualsivoglia cambiamento? Per quanto ne so, solo quella Divina che, per principio, dovrebbe corrispondere alla Verità, i cui ministri-sacerdoti hanno, in genere, il buonsenso di dare i Voti, rinunciando a Satana e a tutte le sue pompe.

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