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L'importanza delle parole

10 Maggio 2011 alle 15:31

Durissimo articolo di Merlo, oggi su Rep, sull'uso da parte di Berlusconi del termine “cancro”, per definire una certa magistratura. Pur ritenendo il premier criticabile per questo, mi colpisce la totale faziosità di Merlo, per il quale B. ha “compiuto un passo verso la guerra civile perché, come sappiamo, dopo le legittime armi della critica si arriva alla funesta critica delle armi”. Tocca un problema serissimo Merlo, perché è vero che il confine tra violenza verbale e fisica può diventare sottile e che in Italia sembra essersi persa questa consapevolezza. Ma come si fa ad affrontare questo tema dimenticandosi che si vi è qualcuno da sempre oggetto di attacchi di inaudita violenza verbale quello è B.? Nel 2005 la quantità di offese da lui accumulate, anche nel ruolo istituzionale di capo del governo, era già sufficiente da permettere a un giornalista di scrivere un libro di 267 pagine sull’argomento. Un lungo elenco di contumelie, provenienti anche da autorevolissimi esponenti politici di sx: “dittatorello", "irresponsabile", "pagliaccio", "immorale", "antidemocratico", "folle", "stalinista"….Dal 2005 l’elenco si è molto allungato, anche con ulteriori paragoni ai peggiori dittatori della storia, inclusi i più recenti. Merlo è sottile nell’evidenziare la specifica gravità della metafora usata. La volgarità è “ancora dentro il rispetto dell’integrità fisica della avversario” mentre “il cancro è una mostruosità da devastare… non c’è più bisogno di discutere né c’è tempo di ragionare: bisogna agire presto”. Peccato che una metafora particolarmente amata dagli avversari di B., sin dalla sua discesa in campo, sia proprio quella della malattia, a partire dalla definizione data da Montanelli, di cui la sx si appropriò subito, facendone larghissimo uso. Merlo però non sente il bisogno di fare neppure un fugace accenno a tutto ciò. Evidentemente il suo antiberlusconismo viscerale ha la meglio sulla sua acuta sensibilità per la pregnanza e l’importanza delle parole.

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