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La sopravvalutazione come patologia

8 Maggio 2011 alle 10:00

Pensare che per non cadere nelle spire della supervalutazione basterebbe, sarebbe sufficiente un po' d'auto ironia. In assenza di questa, ogni atteggiamento si deforma, si contorce, si adatta, si esalta e tende al dogma. Inevitabile. Se al Palasharp ve ne fosse stata, anche in modica quantità, lo spettacolo del Giovannino oracolante non sarebbe andato in onda, se Zagrebelsky, la Spinelli, Eco, Mauro Tabucchi, Scalfari, Ginsborg, Cancini, Palamara et alii, ne fossero, anche di striscio, minimamente toccati, non assumerebbero la forma dì occhiuti, inflessibili, ciechi neopuritani guardiani delle coscienze altrui. Non arrivano a cogliere, ad avvertire la patetica rappresentazione che danno di sé. Sono i prigionieri di un ego che li divora, la cui sopravvalutazione ne è l'aspetto esteriore e conseguente. Siamo in presenza di persone che, in ultima analisi, non riescono a star bene con se stessi.

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