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Tortura: di cosa stiamo parlando

5 Maggio 2011 alle 11:37

La tortura durante l’inquisizione: costringere qualcuno a confessare colpe che non aveva. E questa mostruosità era ben chiara a Cesare Beccaria che scrisse il suo trattato per abolire la tortura. Oggi quando parliamo di tortura, waterboarding incluso, ci riferiamo al tentativo di combattere nemici che stanno cercando di toglierci la vita: non chiediamo loro di confessare ciò che non hanno fatto ma cerchiamo di impedire loro di fare ciò che vorrebbero: massacrare degli innocenti. Anche oggi alcuni adottano forme di tortura psicologica per costringere qualcuno a confessare reati che, forse, non ha commesso: il caso più evidente sono i magistrati che “sbattono in galera” gli indiziati e ce li lasciano senza interrogarli per giorni, settimane, mesi; se quelli detenuti in cella siano innocenti o colpevoli loro, i magistrati, non lo sanno, ma in galera ce li lasciano mentre loro vanno a farsi le ferie nelle località frequentate dai loro amici vip. Eppure coloro che si stracciano le vesti al solo sentir parlare di waterboarding non si indignano neppure un po’ di questa applicazione della tortura che avviene sotto i loro occhi. Chissà perché questo scempio dei diritti umani può essere perpetrato a danno di presunti innocenti mentre una tortura, sia essa psicologica o corporale, non può per nessun motivo essere perpetrata a danno di terroristi accertati che stanno cercando di far saltare vagoni della metropolitana, aerei, bus che portano bambini a scuola: tortura che porta a debellare questi vigliacchi atti di terrorismo, tortura che porta ad eliminare il capo dei terroristi, il loro simbolo, la loro anima, il loro profeta di odio, tortura che salva la vita a centinaia di persone innocenti che mai penserebbero di usare violenza nei confronti dei loro assassini. Tortura per costringere a confessare colpe inesistenti e tortura come legittima difesa degli innocenti: questo è il tema su cui prendere posizione.

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