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Remota iustitia quid sunt regna sine magna latrocinia?

3 Maggio 2011 alle 12:00

Convocato di fronte a un ipotetico tribunale internazionale Bin Laden avrebbe potuto tentare l'estrema difesa con le stesse parole di quel pirata al quale Alessandro Magno chiedeva conto dei suoi crimini: "anche tu infesti le città della terra, ma poiché io lo faccio con una piccola imbarcazione tutti mi chiamano ladro; tu invece che fai la stessa cosa con una grande flotta e un immenso esercito, tutti ti chiamano grande re". L'americanismo ci induce tutti a distinguere nelle guerre i buoni dai cattivi, di fronte all'immagine delle Torri Gemelle deflagrate e crollanti ci sentiamo tutti americani ma spesso dimentichiamo che l'antico diritto alla guerra (jus ad bellum) ha originariamente condizioni precise che l'uragano delle passioni politiche difficilmente può rispettare se non è frenato da un potere spirituale. Una guerra giusta o persino santa è nella tradizione dell'Occidente un evento nel quale le nazioni decidono di mettere il loro braccio secolare a difesa della Chiesa, cioè del corpo dei battezzati, contro un comune nemico esterno, e storicamente tale risoluzione ha salvato la civiltà europea dalla conquista islamica (Lepanto). Laddove però gli interessi politici ed economici della città dell'uomo cessano di convergere coi fini salvifici della città di Dio allora ciò che rimane è solo il fratricidio di Caino e la foglia ideologica che lo nasconde. Non è un caso che il beato Giovanni Paolo II abbia tuonato proprio contro la guerra irachena e che Benedetto XVI colpisca continuamente coi fulmini delle sue aspre parole proprio i signori della guerra.

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