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Sulla democrazia paracriminale di Umberto Eco; e su altri fenomeni paranormali

2 Maggio 2011 alle 20:00

In una recente intervista (il Manifesto, 28 aprile) Umberto Eco afferma che "in Italia siamo nelle mani di una anarchia o di minoranze paracriminali, non perché uccidono gente per strada, ma perché sono fuori da ogni legalità". Proprio così. Minoranze paracriminali. Qualcosa di allarmante. Tuttavia Eco non specifica quali siano i farabutti in questione. Bisogna perciò azzardare delle ipotesi. Sarei tentato - conoscendo i gusti di Eco - di supporre che si tratti del consiglio dei ministri. Però nel seguito dell'intervista Eco lamenta la presenza sul territorio di un "75 per cento di italiani al quale in fondo le cose vanno bene così". Per cui, dando per buono lo spaventoso dato percentuale, la compagine ministeriale avrebbe al seguito ben 45 milioni di complici paracriminali. Dunque di minoranza non si tratta e bisogna escludere quest'ipotesi. La seconda possibilità e' che Eco consideri paracriminali e fuori da ogni legalità quelle minoranze di magistrati che travalicano i limiti della loro funzione di amministratori del potere giudiziario, al fine di mettere in crisi un governo democraticamente eletto nonché l'intera nazione. Un'ipotesi che, a conti fatti, sarebbe più attendibile. Anzi il ritratto della situazione. Se non che - sempre conoscendo Eco - bisogna escludere anche questa interpretazione. Rimane un'ultima possibilità. Ossia che Eco si sbagli. E che il vero guaio non siano le minoranze dei paracriminali, bensì le minoranze dei parassiti della democrazia che, paralizzati da una forma paranoica di paramoralismo, continuano a esibirsi nella loro paradossale parata quotidiana di paralogismi d'occasione. Dei quali le opinioni di Eco sono un perfetto paradigma. Vi pare normale o paranormale?

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