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Istituto referendario: tutto da rivedere

2 Maggio 2011 alle 19:00

Il 12 ed il 13 giugno non si voterà per il nucleare. Comunque si attende la decisione ufficiale della Cassazione. Nell’ ipotesi molto remota, che si votasse anche per il nucleare, alcuni sondaggi prevedono che, il quorum sarebbe stato raggiunto anche per gli altri tre referendum. Raggiungere il quorum, pari a un numero di cittadini al di sopra del 50 per cento + 1 degli aventi diritto, è un fatto realmente eccezionale. E’ dal 1995, cioè da ben 16 anni, che detto quorum non viene raggiunto. Insomma sono state spese, nel tempo, ingenti somme di danaro pubblico per referendum i cui risultati poi non sono risultati validi. Osservo, inoltre, che il referendum, previsto dall’art. 75 della nostra Costituzione, è abrogativo. Cioè consente ai cittadini di cancellare una legge ordinaria, nella sua totalità o solo in parte. Ma spesso non si vota per “abrogare” ma per “modificare” una legge già esistente. Infatti, con l’abrogazione di frasi o parole qua e là nel testo, si cambia la legge stessa e non la si elimina. Ricordo, ancora, che il referendum del 18 aprile “93, con il 90,3 per cento abolì il finanziamento dei partiti. Che in barba alla volontà dei cittadini ritornò subito sotto forma di “rimborso” elettorale. Detto questo, senza entrare nel merito delle recenti polemiche, sarebbe auspicabile una riforma dell’istituto referendario, per renderlo sempre più valido strumento di democrazia.

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