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Testamento senza eredità/ 2

1 Maggio 2011 alle 12:00

L'unico argomento forte a sostegno della legge sulla morte degli incapaci, e sulle modalità terapeutiche con le quali essa sia da gestire e consentire (!), secondo i suoi sostenitori - e tra essi quella specie di organo consultivo che è la Cei - sembra essere questo: siccome abbiamo giudici "mattacchioni" che si fanno capaci di creare sistemi interpretativi, anche contra legem, tali da legittimare le pratiche eutanasiche (v. caso Englaro), allora è necessaria una disciplina legale che scongiuri tali derive. E' pura illusione e l'argomento, solo apparentemente logico, è in realtà insensato. Primo, legiferare "contro i giudici" che decidono i singoli casi significa sconquassare il sistema e lo stato di diritto. Secondo, qualsiasi legge così impostata non può che risultare controproducente. Se alcuni giudici già ora decidono la morte, in barba alle norme penali vigenti, a maggior ragione potranno farlo se una legge - per sua natura generale ed astratta - attribuisse loro, positivamente, tale possibilità nella più varia casistica. Nessuno può sostituirsi al giudice nell'interpretare e applicare al caso le disposizioni di legge. Dunque ha ragione Massimo D'Oria: non c'è una spiegazione (se non, forse, nella mala fede di qualcuno), e se si vuole normare l'alimentazione e idratazione del disabile basta una disposizione di due righe. Perché qualcuno non fa un emendamento che riduca a questo quella "legge"?

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