cerca

Nucleare in Italia. Why?

1 Maggio 2011 alle 10:00

Dire no al nucleare in Italia è molto differente che dire no al nucleare in assoluto. Innanzi tutto dei numeri: secondo il Prof.Rubbia, per riuscire a soddisfare il 30%, del nostro fabbisogno energetico col nucleare, come fa la Spagna, servono circa una trentina di centrali, non due o tre. Questo complicherebbe molto il problema dei siti nucleari e quello delle scorie, in uno Stato dove la confusione regna sovrana su aspetti ben più fondamentali. E d'altronde sarebbe stupido imbarcarsi nel nucleare senza programmi ambiziosi. Certo la rinuncia al nucleare ci obbliga a comprare energia elettrica prodotta col nucleare dai nostri vicini, il che è paradossale. E non possiamo nemmeno discutere sul prezzo!! Ma forse, a volte è meglio pagare qualche cosa in più che finire imbarcarsi in avvenutre troppo pericolose. Inoltre molti analisti ritengono molto improbabile che la nostra gestione del nucleare produrrebbe energia a costi vantaggiosi, a meno di finanziamenti statali (vecchio trucco per fare rientrare ogni bilancio): l'unico reale vantaggio sarebbe la riduzione del 30% della nostra dipendenza energetica. Ma resta il problema di recuperare l'uranio, che noi non abbiamo. E tutto ciò senza parlare del fatto che l'Italia è all'80 % sismica, che i posti sensati per fare le centrali sono molto pochi e spesso molto urbanizzati... Sarò egoista, ma meglio pagare e avere il prodotto finito che rischiare di finire male. In fondo importiamo di tutto, dal cibo ai computer, e da tempo abbiamo "delocalizzato" le industrie più inquinanti in altri Stati, spesso più poveri e male amministrati. Cosa c'è di male nell'importare dell'energia elettrica dalla Francia?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi