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Conformisti per natura

30 Aprile 2011 alle 11:00

Ogni uomo, in qualunque latitudine del mondo viva, è conformista. In ogni luogo della terra si vive ancorati a leggi, tradizioni, usi e costumi civili, religiosi, naturali. Un metodo, per nulla disprezzabile, per creare armonia nella propria vita, con gli altri e con Dio per chi è credente. Si va a scuola, ci si cerca un lavoro, ci si sposa, si generano dei figli, ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa, nella vita di ciascuno, per inserirsi, con slancio e gioia (a volte anche con grande fatica), nella preziosa trama che i fili della vita intrecciano giorno dopo giorno per noi. Sottrarci a questi compiti genera caos, inquietudine ed infelicità. L'era sessantottina, spartiacque generazionale e ideologico, ha creato una profonda scissura sociale e comportamentale volendo ripensare e reinventare la vita, ripudiando ogni conformismo ereditato. Ma ha dato origine ad un novello conformismo politicamente ed ideologicamente corretto, che avendo perso ogni riferimento ( e mi riferisco soprattutto alla legge naturale ), si aggroviglia, contorcendosi spasmodicamente, su se stesso. Mi chiedo però (non volendo, in questa sede, nè condannare, nè polemizzare), l'aborto, le nozze gay con relative adozioni di bambini, l'eutanasia, la diagnosi pre-impianto degli embrioni, le droghe, una vita dissoluta e moralmente scombinata dove ci condurranno? Nel sessantotto si manifestava urlando 'Paradise now'. E' forse questo il paradiso che intendevano? Se è così preferisco l'inferno!

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