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Ancora con i referendum?

29 Aprile 2011 alle 10:39

Si torna sul referendum, arma che viene brandita da chi ha voglia di visibilità o fare 'mmuina e sollecita la pancia della gente quando sembra affamata. Tanti ottimi opinionisti non sono entusiasti dell'attuale sistema, che serve solo ad amputare una legge, facendola cattiva se buona o pessima se già cattiva. Qualcuno propone di alzare il numero dei presentatori, ma è noto che i sindacati portano in piazza con facilità milioni di persone. Il primo referendum italiano (che possiamo considerare propositivo) portò alla scelta tra il sistema repubblicano e quello monarchico. Non so se sia stata una scelta giusta, ma sicuramente bloccò una guerra civile, permettendo al Paese di rinascere. Teoricamente è un mezzo giusto, perché democratico e permetterebbe l'attuazione della volontà della maggioranza: teoricamente! Se pure fosse, in materie tecniche i progetti dovrebbero essere approntati da una supercommissione di esperti (non dalla pancia degli elettori solleticata da sapienti manipolatori) e concretizzati dal legislatore. Ultimamente l'articolo di Luciano Canfora (Così Sofocle contestò la maggioranza iniqua - Quando la conta dei voti sancisce un abuso) mi ha fatto decidere a scriverne: con l'attuale quorum potrebbe vincere la volontà di un'infima minoranza degli aventi diritto: il 25% + 1, che sempre minoranza resterebbe anche aggiungendo un 10% di astenuti, presunti favorevoli. Solo portando il quorum al 100% si potrebbe (condizionale pieno) assicurare la vittoria di una maggioranza minima. Sempre fermo deve restare: 1) che l’organo addetto a produrre e modificare leggi deve essere il Parlamento e, se la Politica fosse sana, il referendum non avrebbe senso; 2) che deve esserci un organo addetto al controllo dell’operato del potere legislativo (Consulta); 3) che deve restare la supervisione del Presidente di tutti. Eliminiamo il quorum e la maggioranza potrebbe ridursi alla unità o, al limite, ad una frazione!

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