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Vivere la morte

28 Aprile 2011 alle 11:26

Dio ci ha fatto il dono della vita terrena per poi arrivare alla morte fisica ma non a quella dell'anima. Oggi non si parla più della morte come di un fatto naturale. Si tenta di esorcizzarla ricorrendo ad artifici fisici e mentali. Alcuni medici prevedono vite infinite. Forse perchè non ho paura della morte accetto con il fatalismo dovuto il fatto che accadrà. Ed il non sapere ne' quando ne' come mi permette di vivere serenamente. Alla fine degli anni 50, a fronte di persone che stavano morendo, il medico, correttamente, chiedeva ai familiari se erano d'accordo, per alleviare il malato da dolori insostenibili, di fare della morfina. Allora non era proibito. Quindi ti trovavi a decidere tra la vita, se vita si poteva chiamare, o l'affrettare la morte, di persone a te carissime. Ho sempre pensato che ci sia un limite all'umana sofferenza e non per te che assisti ma per la persona che la sta provando. La medicina ha fatto enormi progressi ed anche i malati gravi possono essere tenuti in vita, se vita si può dire, con molteplici cure, talvolta inutilmente invasive. Se, quando la vita ti sta abbandonando hai vicino qualcuno che ti ama, questi prenderà o cercherà la soluzione che ti trasporti dalla vita alla morte con la maggior dolcezza possibile. Ma se sei solo chi deciderà per te? O se sei incapace di gestire te stesso? Sono assolutamente contraria all'eutanasia, ma favorevole al mantenimento della dignità della persona nel momento più doloroso del suo esistere. Forse il testamento biologico non servirà e forse nemmeno una legge. Solo chi ti assiste come medico può razionalmente prendere una decisione. Ma deve essere una decisione colma di umanità e di grande pietà.

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