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Magistrati

28 Aprile 2011 alle 15:39

La scorsa settimana ho assistito ad uno dei più bei Rigoletto della mia vita, un cast giovane e pieno di vitalità ed entusiasmo: una splendida direzione d’orchestra (Ramon Tebar) un ottimo Rigoletto (Damiano Salerno) ed una bravissima Gilda (Barbara Bargnesi). Nell’attraversare piazza Castello stavo pensando che in fondo non ci vuole molto per sentirsi felici ed appagati. Poi ho cominciato a sentire un vociare provenire dal lato posto dinanzi a Palazzo Madama che ha turbato un pochino il quadro idilliaco. Avvicinandomi ho visto un palchetto con attorno un centinaio di persone ed una ragazzotta avvolta in un tricolore che sproloquiava con un accento un po’ sguaiato di valori della resistenza, di stupro della costituzione, di fascismo strisciante… insomma, tutto l’armamentario della peggiore retorica della sinistra italiana. Ho tirato dritto ed ero quasi arrivato all’angolo con Via Pietro Micca quando mi è parso di sentire presentare l'oratore successivo: Giancarlo Caselli. Un po’ incredulo sono tornato sui miei passi ed ho scoperto che sullo stesso palchetto c’era proprio il Procuratore Capo di Torino. Quello stesso Caselli che pochi giorni prima dichiarandosi orgoglioso della sentenza Thyssen rispondeva piccato al Presidente degli industriali torinesi “Nessuna ideologia, la contestazione dell’omicidio con dolo è il prodotto di valutazioni rigorose dei concreti elementi di prova raccolti nel corso delle indagini preliminari”. Non so quanto Harald Espenhahn, Ad della Thyssen, sia convinto di avere avuto un giudizio sereno e non viziato da ideologie. Io al suo posto sarei parecchio preoccupato. Mi sono allontanato a Piazza Castello pensando, con un brivido, a quanto può essere triste cadere nelle mani di certi giudici.

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