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Una colonia francese

27 Aprile 2011 alle 18:22

Premesso che la Francia mi sta simpatica e con essa il suo presidente napoleoneggiante, e certo non desidero la sua invasione come nel 1940 (dove pugnalammo alle spalle uno stato ormai morente), non posso non rimanere disgustato dall'osceno spettacolo offerto ieri al bilaterale. Sarkò si è preso Parmalat, ha resuscitato il nucleare (leggasi ricchi contratti con cui, strapagandoli, supplichiamo i francesi di insegnarci a produrre il nucleare), ammansito gli italiani sull'immigrazione, concedendo in cambio solo l'appoggio a Draghi (Trichet non più ricandidabile) ed una frase che sembrava tratta da un poco credibile spot di Depardieu su una nota marca di pelati. Magari è un bene che Parmalat vada al miglior offerente (per ora unico a mettere i danè sul banco), sul nucleare la scelta pare obbligata, ma sull'immigrazione come la mettiamo? Prima Silvio ha mandato avanti le truppe cammellate leghiste nel tuonare contro i francesi ed ora fa retromarcia ammettendo che i cugini si fanno carico degli immigrati 5 volte più di noi. Qualcuno mi ricorderà che tutto ciò è stato fatto per non farci estromettere dall'irrinunciabile spartizione del petrolio libico, dove i transalpini ci hanno scavalcato ormai. Ma perchè, al tavolo delle trattative, ci caliamo le braghe non solo con i francesi ma ad esempio anche coi rumeni che non ci danno alcuna collaborazione sui rom? Perchè la condizione di reciprocità, essenza di ogni rapporto internazionale, da noi viene intesa solo come la svendita di tutto a tutti? Fa capolino il sospetto che la ragion di Stato sia piegata alla ragion di lobbismo. Certo non posso agognare il ritorno dei compagni, che ancora adesso giustificano l'obbrobbrio Battisti con la riconoscenza verso la dottrina Mitterand che ha protetto tanti "compagni che sbagliavano". Ma insomma: avremo mai un governo che ci faccia rispettare in Europa e nel Mondo?

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