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Ipocrisie e strumentalità, la cifra del dilagante buonismo comunista

26 Aprile 2011 alle 17:30

Mario Pucci è stato onorato con la medaglia d’oro al valore civile, per essersi rifiutato di denunciare un drappello di oppositori del regime che lanciavano manifesti “sovversivi”, alle squadracce fasciste che poi lo hanno ammazzato di botte. Firenze irradia la “testimonianza ancora viva di una civiltà che troviamo scritta nella nostra Costituzione”. ha detto il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi. A scanso di equivoci diciamo pure che Mario Pucci, un giovane fascista che non volle tradire “i compagni”, merita tutto il rispetto e la famiglia ha fatto benissimo a ritirare l’onorificenza, ci mancherebbe!. Ma è lecito domandarsi se questo gesto non nasconda soprattutto l'esigenza di accreditare un volto buono dei comunisti ex e non ex, quelli a cui interessa sì la pacificazione, ma a modo loro. Due domande. Che sarebbe successo se la stessa cosa l’avesse proposta, ad esempio, un Larussa? E un qualche comunista che si fosse rifiutato di denunciare dei fascisti, sarebbe stato onorato come Mario Pucci, dai comunisti buoni di oggi? E non ci si venga a dire che andiamo cercando sempre il pelo nell’uovo.

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