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25 Aprile... aspettando, con pazienza, il 26

24 Aprile 2011 alle 10:15

Angelo Panebianco sul Corriere di Domenica 17 Aprile rileva nel nostro Paese “un livello di inimicizia fra le fazioni superiore a quello che si riscontra normalmente nelle democrazie”. Domani nel nostro Paese si festeggia la liberazione, ma non la si festeggia come la vittoria degli italiani contro l’occupazione nazista, la si festeggia come la vittoria degli antifascisti contro i fascisti. La liberazione nel nostro Paese è festeggiata come la vittoria degli italiani buoni contro gli italiani cattivi, perciò festeggiamo ed eleviamo ad emblema nazionale il disprezzo, l’odio, la repulsione e lo spirito di vendetta di una parte di italiani contro altri italiani. Dalla fine della guerra a oggi la sinistra ha preteso di impersonare i “buoni” contro gli altri, i “cattivi”, i quali, dato che la pensano diversamente da loro, unici eredi della lotta partigiana, non possono che essere fascisti: e in questo modo aggrediscono e pretendono di mettere a tacere chiunque non sia di sinistra. Come uscire da questa guerra di posizione dichiarata e mantenuta dai postcomunisti e per loro estremamente vantaggiosa? Prima di tutto bisogna spiegare nelle scuole, dai palchi, negli editoriali e nei talk show che la lotta partigiana non fu fatta solo dai comunisti ma anche da democristiani, liberali e socialisti moderati, insomma da persone che odiavano le dittature: e bisogna farlo con voce chiara, forte e inequivocabile. Quindi occorrerà che si succedano almeno tre presidenze della Repubblica che non si richiamino ai valori dei partigiani comunisti. Solo allora, probabilmente, avremo la prima generazione di italiani. Solo italiani, nient’altro.

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