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Omonimia, che guaio

21 Aprile 2011 alle 12:30

Caro direttore, in data 19 aprile è stata pubblicata una lettera ("Radio londra 19/4") con il mio nome, ma trattasi di un omonimo, che ringrazio per averla ringraziata ed averle chiesto una "trasmissione con più tempo a disposizione", cui mi associo. Ma troppe sono, in poche righe, le differenze dal mio stile: non avrei mai scritto londra con l'iniziale minuscola; avrei scritto 19-4; non avrei mai citato certe trasmissioni radio che non conosco. Aggiungo che anch'io rivendico "la possibilità di pensarla diversamente". Meno male che questa omonimia sia finita su HPC: immagina cosa avrebbe potuto eventualmente succedere se fosse finita in un Tribunale, magari in un processo per stupro od offesa a qualche istituzione? Devo trovare un modo per differenziarmi da questo mio omonimo, al quale potrei procurare qualche dispiacere con i miei interventi politicamente scorretti. Il 19, invece, avevo trasmesso un'altra lettera, non pubblicata, forse perché meno confusa e che di seguito riporto = Nell'intervento "L'IGNOBILE OFFESA" trovo l'affermazione: "Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle Br, magistrati e non", che nel titolo di un articolo del "Corriere" viene sintetizzata: "offese alla memoria di chi morì". Io non approvo quel manifesto, ma non capisco dove sia l'offesa alla memoria di coloro che sono stati ammazzati dal terrorismo o dalla mafia, comunque da gente malata che offende una società civile. Anzi, se costoro fossero annidati in qualche posto e li si snidasse, sarebbe un dare onore alla memoria di vittime ingiuste.

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