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La gentile Barbara. Non vi dà la sensazione di parlarsi addosso?

21 Aprile 2011 alle 13:30

Senza nulla togliere alle argomentazioni di Luigi Einaudi, anche se attribuire fascino, si fa per dire, alle soluzioni rapide e forti, quando si parla dell’avvento del fascismo è sempre pruriginoso. Ricordo bene: al liceo, il mio professore di filosofia e storia, illo tempore le due materie erano affidate ad un solo docente, soleva ripetere, passando da Socrate ad Aristotele, da Comte a Hegel, dalla Guerra dei trent’anni al Congresso di Vienna, da Cortez ai Padri Pellegrini che, quando manca la capacità di risolvere un problema il trucco consiste nell’accentuarne al massimo “la complessità”. La naturale, fisiologica complicata natura dell’uomo diventa “complessità”, che non è la stessa cosa. Con l’alibi della complessità si può tutto e il suo contrario, al solo scopo di evitare di prendere decisioni. Cioè alla mancanza di capacità si somma quella del non volere. La situazione si fa voluttuosamente complessa. La via più semplice, più lineare, più razionale, più utile viene etichettata come rozza, volgare, politicamente scorretta e avviluppata, costretta, obbligata nelle seduzioni della complessità che stravolgono, intorbidano, mischiano, mistificano, parteggiano. Si arriva così al finale spinelliano: inno alla assurda pretesa di legittimare le sue allucinazioni. Sempre culturalmente complesse, per carità. E sempre volutamente sottratte alla comprensione degli extra sinedrio.

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