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In Libia col fucile (di precisione)

21 Aprile 2011 alle 15:00

Stupisce e rincresce che proprio la maggioranza del governo, con in testa Pdl e Lega, sempre sensibili ai sondaggi della pubblica opinione se ne fottano altamente questa volta su quelli per l'aggressione alla Libia. Che al 99 per cento, il Popolo del centrodestra liberale e non solo, è ostile all'Intervento Umanitario Europeo per domare Gheddafi con il lancio dei missili intelligenti e le pretese di politici fessi. Che è refrattario (il centrodestra lib.) al solo pensiero di fomentare guerre civili e di spoliare in tre tronconi lo Stato libico: il petrolio a Sarcozy, Cameron e Obama e (mano sul fuoco) il deserto sabbioso e forse anche rabbioso agli italiani. Sarà davvero il petrolio a spingere l'Europa dentro un pantano senza neppure intravvedere vie d'uscita prima ancora della entrata? Oggi la notizia che il ministro La Russa vuol dare col sorriso tra le labbra come stessimo inviando atleti al giavellotto. Una diecina di istruttori militari italiani in Libia. A che pro? In che senso la diplomazia vuole andare allo spaccio di baionette? Si vuole istruire la diplomazia, con militari neutri come forza d'interdizione per l'unilaterale cessate immediato il fuoco, amico e nemico, e l'espansione (diversa dell'esportazione) della democrazia in Libia, oppure si vuole addestrare qualcuno all'uso di armi di maggior precisione per superare in uccisioni, in tragedie, l'avversario?

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