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Fingendomi Napolitano

20 Aprile 2011 alle 18:30

Caro Ferrara, le scrive il Predidente degli italiani (almeno cosi si dice sulla Carta perchè intuisco e sento che non lo sono di tutti). Fuor dei consueti modi diplomatici, alla sua filippica di ieri su Radio Londra rispondo che non La ringrazio e non sono contento di Lei. Come si suol dire, mi ha proprio tirato un tiro mancino (detto anche sinistro). Ho impiegato decenni per accreditarmi – presso gli Italiani e presso quelli che contano – come politico giusto, equilibrato, autorevole, instrattonabile. Un Salomone. E Lei che mi fa? Approffitando della sua sovraesposizione mediatica fa sapere agli Italiani ed a quelli che contano e mi ammirano che le mie prediche sono “parziali” perchè non ho “bacchettato” anche i giudici giudicanti che scendono in piazza delegittimando la Carta, un Parlamento legiferante secondo democratica investitura, ed un Predidente del Governo criticabile ma non sovvertibile con “trame” non previste dalla Costituzione. Chi le dice che Io non lo faccia in una delle mie prossime esternazioni? Comunque, non sono contento di Lei: pur ex compagno come me, non capisce la mia situazione. Per Lei, la “conversione” è stata certamente agevole (solo ora un po' più “eroica” visto il clima dominante). Ma per Noi Politici di Professione una “conversione” così radicale significava “la morte politica”. Ce lo potevamo permettere? Riesce a mettersi nei mie panni? Ed ora, con i miei moltepici anni e con questo “clima iperteso” non è più saggio tenere una rotta di mezzo (inclinando - di tanto in tanto e quanto basta- verso “sinistra” )? Si riguardi e mi riguardi. Con stima (ma con un poco di risentimento per quello che mi fatto), Giorgio Napolitano

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