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Bende e bandane

20 Aprile 2011 alle 21:00

E, dunque, tutto sembra ridursi ad una semplice questione di italianissima instabilità di bendaggio. Alla suprema Dike, chiamata, non solo per allegoria, a ciechi pronunciamenti sugli umani casi, pare, con buona frequenza, scivolare lateralmente il candido panno a permettere unilaterali e voyeuristiche sbirciatine. E pure sul Custode, teso a scrutare, con occhi apertissimi ed attenti, il dinamico svolgersi della contesa democratica, si intuiscono, occasionalmente, malandrine calate di pezza (sempre candida, per carità) ad intralciare, dal medesimo lato, le binoculari funzionalità. Anche i ben retribuiti bulbi (già di loro difettati da pronunciata miopia) dell’Opposizione, che di quella stessa contesa dovrebbe essere parte attiva e delle sue regole gelosa garante, sembrano ormai inutilizzabili. Da gran tempo, infatti, su di essi è sceso uno spesso e grezzo cencio (non candidissimo, invero, ed anzi piuttosto unto) a rendere invisibili infide e istituzionali incrinature. E a noi, poveri grulli, in tutto questo scoprire e coprire più o meno casuale, più o meno duraturo non rimane che ritornare, con mente nostalgica, all’immagine dell’Arcoriano nostro, sardo e sorridente, sovrastato sì, da bandana modaiola, ma a coprire solamente tricologiche vanità e non certo furbi sguardi e lungimiranti.

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