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Appello ai berlusconiani

19 Aprile 2011 alle 10:03

Intendiamoci, i vaneggiamenti di Asor Rosa non meritano neanche di essere considerati una provocazione intellettuale: non ne enfatizzerei la portata però perché il teorema del tiranno fa il paio con il teorema del martire e a voler cercare si trovano fatti a sostegno tanto dell’uno quanto dell’altro. L’idea, decisamente più democratica (siamo pur sempre una repubblica parlamentare e il parlamentare non ha vincoli di mandato) di far fuori Berlusconi ricorrendo ad un governo di “liberazione” che approvi (oggi) una legge sul conflitto di interessi è comunque odiosa, ma non lo è meno il fatto che Berlusconi abbia in questi anni ripetutamente esercitato la funzione legislativa per tentare di districarsi dai suoi guai con la giustizia. Qualcuno ha teorizzato trattarsi di legittima difesa sul presupposto implicito che la magistratura operi con finalità politiche, con ciò mettendosi anch’essa al di fuori dei limiti costituzionali: abuso contro abuso. Stante così la situazione una condanna di Berlusconi sarebbe indifferente: superflua per chi lo crede un criminale, ridicola per chi lo crede un perseguitato. Fra le due fazioni resta però una diversità che mi pare decisiva. Anche chi avversa Berlusconi può ammettere l’esistenza di una persecuzione (o accanimento) della magistratura ai suoi danni, ma un berlusconiano deve fare di più: deve negare fede ai fatti o giudicarli irrilevanti, il che è ugualmente incomprensibile. Si può credere, scegliendo uno tra gli esempi possibili, che Berlusconi non abbia corrotto Squillante (negando fede alla circostanziata ricostruzione dei passaggi di denaro) o si può sostenere che corrompere un giudice è una condotta irrilevante, compatibile con la dignità di massimo rappresentante della nazione. La prima via è impedita dalla ragione; la seconda dal più elementare senso civico.

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