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Quote verdi

18 Aprile 2011 alle 20:30

Quali istanze un diciottenne potrebbe mai avere urgenza di discutere personalmente in Parlamento che già oggi non sarebbero in grado di trovarvi adeguato spazio? Qualcosa, a rigor di logica, che può riguardare solamente lui, ma non la sorella maggiore che ha compiuto giusto l’altro ieri 25 anni (ed è quindi già eleggibile alla Camera) od i suoi genitori, puntuali pagatori di vitto, alloggio e probabili tasse scolastiche. Pensa che ti ripensa, mi viene in mente solamente una cosa: quella. Banalizzo? No, non credo. Solo qualche mese fa abbiamo visto l’onda studentesca trasformare il proprio ruggito nel miagolio di una banale richiesta di tessere cinematografiche. Perché mai, una volta ammesse in Parlamento, tracimanti tempeste ormonali dovrebbero poter essere sublimate in qualcosa di maggior sostanza che il film gratis? Del resto, quotidiani viaggi in treno condivisi con giovani virgulti in continua chiacchiera festaiola bastano a sconsigliarne un immediato futuro dietro onorevoli banchi. Ché poi, al pari di quanto già succede per i rispettivi padri, difficilmente i migliori potrebbero darsi disponibili a perdere gli anni preziosi della formazione per bruciarli in un ben remunerato temporaneo a cui punterebbero, invece, i meno dotati e gli aspiranti ad un professionismo politico di cui già oggi faremmo volentieri a meno. In pratica, una fedele riproduzione dell’esistente qualitativo, con in più nuovi ingredienti, diciamo così, di nicchia, da amalgamare nei già difficili processi di mediazione nazionale. I Parlamentari vanno ridotti in numero, non in età.

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