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De profundis per la democrazia

15 Aprile 2011 alle 08:30

Ora che l’insegnamento di un grande maestro democratico, AAR,(palindromo classici - "Roma tibi subito motibus ibit amor" - ) ci ha liberato dalle ipocrisie culturali che c’impedivano di essere genuini nel nostro apparire rispettosi dell’avversario politico, (sconfitto elettoralmente), possiamo finalmente dire a costoro di stare tranquilli e dare il minor fastidio possibile per non costringerci, legittimamente (secondo quanto c’insegna AAR), a sbarazzarci di loro ostracizzandoli o peggio, “matteottandoli” per difenderla da un eccesso di libertà suicida. Sarebbe quindi legale che l’esecutivo, eletto dal popolo sovrano a governare il paese, si facesse carico del gravoso compito di difenderla dalle mene eversive degli insofferenti che congiurano un golpe legale, delle forze dell’ordine, per restituire ad esse minoranze, elettoralmente sconfitte, l’ossigeno del potere perduto. L’originalità di cotanto pensiero risiederebbe nel fatto che non è la congiura fine a se stessa a fare la parte ingrata del golpismo bananiero, bensì il tacito appello della democrazia, costretta a difendersi, per scrollarsi dell’opprimente e odioso vincitore. Paradossalmente saremmo al cospetto di una rivoluzione epocale dove il vincitore di una competizione, quale che sia, concorso, corsa, salto in alto, maratona, nuoto, scacchi, bellezza ecc. può essere declassato perché ci dà fastidio la faccia che ci ha surclassati. Così vanno le cose in questa Repubblica già democratica e tutt’ora antifascista ad libitum. Nessuno avrebbe mai immaginato che la maschera dell’ipocrisia politica (fair play) sarebbe caduta e il volto orribile dell’avversario, nemico famelico, si sarebbe mostrato in tutto il suo ripugnante aspetto. Credo che dopo tanto tuonare la pioggia possa affogare la nostra libertà, e che tempi duri si prospettino se non provvediamo in tempo a isolare il nucleo radioattivo di questa centrale antidemocratica fuori controllo della ragione.

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