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Antiberlusconismo e tassa patrimoniale, le tasse del Pd

15 Aprile 2011 alle 12:53

Mentre autorevoli esponenti dell'economia,- professori, banchieri, imprenditori, ancora considerati in quota Pd ma un po’ distaccati-, stanno elaborando proposte e ipotesi finalmente serie sul mercato del lavoro, le tasse e sul risparmio delle famiglie, e il Ministro Tremonti vara il Programma per le Riforme, anticamera di quella che dovrebbe essere l'epocale riforma fiscale,- ancora da decifrare sugli eventuali effetti nel mondo imprenditoriale e del lavoro-, il segretario del Pd Bersani, abbandonando per un attimo l'antiberlusconismo giustizialista, lancia alcune proposte economiche definendo un "sufflè" quelle del governo, magari con qualche ragione. Ma cosa propone in sostanza Bersani? "Introduzione di un salario minimo e una indennità di conclusione dei contratti a carico dei datori di lavoro". Idea non nuova che potrebbe provocare più disincentivi al lavoro e all'occupazione. E dopo la generica proposta di un fisco ridotto al 20% su tutte le fascie di reddito, ecco la solita e ossessiva idea più populista che realista- che non vuol dire che non debba essere considerata una eventuale tassa sui più ricchi, ma con criteri oggettivi e non punitivi ideologicamente- che vuole la "riduzione del 20% della tassazione del reddito ordinario d'impresa e- eccoci alla madre di tutte le "proposte economiche" del Pd-innalzamento al 20% dell'imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie e i redditi da capitale, ad esclusione- meno male-dei titoli di stato". Visto che la prima parte della proposta Bersani sembra aleatoria in quanto la preoccupazione è solo la seconda parte-tassare le rendite-, molto semplicemente bastava dire senza giri di parole che l'ipotesi di riforma economica del Pd è "tassare i ricchi, ridurre le imposte per poi tassare tutti, democraticamente".

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