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Ue e Urss

13 Aprile 2011 alle 09:00

Le recenti dichiarazioni del ministro Maroni sulla latitanza dell'Ue in materia di sbarchi in Italia hanno il merito di sollevare una riflessione sull'Ue, sulle sue attuali funzioni, e sulla sua evoluzione in una struttura politico-istituzionale sempre più fine a se stessa. Il dissidente sovietico Vladimir Bukovsky, che ha conosciuto il gulag e gli ospedali psichiatrici sovietici, ha sempre sottolineato le somiglianze tra l'Ue e l'Urss (una l'aggiungo io, l'invisibilità compiaciuta, indifferente e privilegiata dei suoi massimi rappresentanti, prima fra tutti la baronessa Ashton). Bukovsky ritiene che l'UE non possa essere democratizzata; già anni fa ci invitò a diffidare di organizzazioni che stabiliscono regole precise per esservi ammessi ma non ne hanno per uscirne. Ritiene che il Parlamento Europeo, eletto con il sistema proporzionale, non sia genuinamente rappresentativo e che comunque legiferi prevalentemente su questioni minori come la percentuale del grasso nello yoghurt, come il Soviet Supremo; a quanto pare (e spero che non sia vero) un parlamentare europeo parla in media sei minuti l'anno... Bukovsky sottolinea un altro aspetto importante, e cioè il potenziale distruttivo dei “sentimenti soffocati di identità nazionale”, che hanno giocato un ruolo importante nella caduta e dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Sono osservazioni che dovrebbero farci pensare. A me l'Unione Europea come istituzione fa spesso pensare alla Natura nel “Dialogo della Natura e di un Islandese” di Leopardi: una “forma smisurata” che se ne infischia altamente degli umani e del loro benessere, e che, come scopre il povero Islandese, “ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia”. Può sembrare un'associazione eccessivamente severa, ma il fatto che a molti di noi sembri giustificata dovrebbe farci riflettere.

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