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E' giusto ribellarsi all'Europa?

12 Aprile 2011 alle 10:44

Ultimamente troppo sovente mi stupisco dei comportamenti esterni nei confronti dell'Italia. Il nostro attuale governo mi sembra abbia dimostrato di saper dare una buona immagine agli occhi degli stranieri, si è sempre comportato nel massimo del rispetto delle regole, della democrazia, ha ampiamente mostrato la propria capacità nell'essere collaborativo, lungimirante nelle proprie scelte anche verso l'Unione Europea, non ha mai scelto la linea dura ma optato piuttosto per i compromessi, per gli accordi cauti e ponderati come nel caso della guerra in Libia piuttosto che in rapporto al problema emergenza clandestini e profughi. Il risultato? L'Italia non è stata capita da nessuno, è stata lasciata da sola, anche nelle decisioni più difficili quasi come fosse una sfida, una prova. Da una parte l'Europa ci ammonisce che i paesi che ne fanno parte devono essere coesi e seguire una linea comune, ma allo stesso tempo, questa linea comune pare latitare, non è facile capire quali siano le regole che accomunino i membri europei. E soprattutto, le "punizioni" della Ue, i suoi divieti di assumere delle scelte a livello individuale da parte di un singolo Paese inducono a pensare che la cosa migliore potrebbe essere quella di diventare ancora più rigorosi. Forse l'opzione proposta dal Ministro Calderoli del blocco delle navi e l'esortazione da parte del saggio Magdi Cristiano Allam fatta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di ribellarsi all'Europa, di non farsi intimidire né dall'Europa stessa né dalla sinistra minacciosa per evitare un'invasione vera e propria prima che sia troppo tardi, ora e nel futuro sarebbero da prendere in seria considerazione. E' giunto il momento di smettere di riflettere e di stare alla finestra, ma di agire subito, con coraggio e lungimiranza.

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