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Ancora su Alitalia, repliche al sing. Galassi

12 Aprile 2011 alle 16:25

Così, si può dimenticare che il c.d. salvataggio di Alitalia è passato attraverso la creazione di quella che in gergo commerciale viene definita in modo eloquente una “bad company”, e cioè di un ente costituito al solo scopo di accogliere le passività della compagnia aerea che, ripulita da debiti e passività varie, è diventata così un investimento appetibile per Colaninno e soci. Dovrebbe essere superfluo aggiungere che la bad company, i cui debiti vanno comunque pagati, è rimasta in mano pubblica e che questo fatalmente significa soldi dei contribuenti. Fra qualche mese, scaduto il termine per Colaninno di cedere la compagnia a terzi (Air France inclusa) avremo modo di valutare facilmente la congruità della soluzione adottata. Se parlando di eventi passati la memoria può tradire, nell’analisi del presente sono i pregiudizi che talvolta inducono ad una rappresentazione erronea dei fatti. Il paradosso che il sig. Galassi rileva è solo apparente perché il governo non è impegnato a risolvere i problemi degli immigrati ma i problemi del governo nella gestione degli immigrati, che è cosa sensibilmente diversa. L’idea che 20.000 immigrati possano essere il problema, la ragione per la quale l’Europa ci è ostile, è naturalmente ridicola. E’ di qualche giorno fa la videoconferenza nella quale Usa, Gb, Francia e Germania hanno parlato di Libia senza curarsi di coinvolgere nella discussione l’Italia: ovviamente il governo ha minimizzato, ma la circostanza è troppo clamorosa per permettere fraintendimenti sulla considerazione di cui il Governo e conseguentemente il Paese godono in ambiente internazionale. Ora minacciamo di uscire dall’Europa. Chissà che alla fine Berlusconi non riesca dove gli odiati comunisti hanno fortunatamente fallito: consegnarci alla Russia.

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