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La tentazione

11 Aprile 2011 alle 19:00

Qualche tempo addietro molti, a destra, si domandavano se fosse necessario un passo indietro del Cav. La tentazione c’era e non senza motivi, escluso l’odio per il premier. Oggi siamo nel mezzo di una fase che ricorda molto da vicino situazioni già vissute nel lontano inizi anni settanta e nel più vicino inizio anni novanta. La dialettica politica e istituzionale è allo sfascio e il deserto è la conclusione prossima ventura. Il Pd (per tutti gli altri attori è impossibile), accetta un patto con le destre, con Berlusconi senatore a vita, o gaudente dove vuole, finita la legislatura. Nel frattempo si modifica la carta costituzionale, giustizia e sistema elettorale. Un salvacondotto simile fu dato a Nixon per il Watergate. Napolitano che è un galantuomo, distante da Scalfaro anni luce, potrebbe essere il garante per questa soluzione. E’ buon’occasione anche per il Pd per affrancarsi da partiti scomodi come Sel e Idv e per contribuire nel bloccare il recente sodalizio di centro fra Casini e Fini, rilanciando il bipolarismo forte. Temo, però, sia troppo tardi. Berlusconi non mi sembra intenzionato a mollare. Per il Pd, estraneo alla politica da troppo tempo, accettare un patto con Berlusconi, che porti a compimento la legislatura e al contempo collaborare per la riforma della carta, è chiedere troppo. Fintanto che la gente comune e le istituzioni non si appropriano dell’idea che occorre modificare la carta costituzionale, rivedendo i poteri fra politica, magistratura e parlamento non usciremo mai da questo stato di minorità permanente. Una situazione di guerra civile a bassa intensità che ha caratterizzato in due periodi distinti, circa quarant’anni della vita repubblicana. Se n’esce con la volontà di portare l’Italia nel nuovo secolo rimuovendo gli ostacoli propri del secolo scorso. Non occorrono statisti, che non vedo, solo persone responsabili dall’una e dall’altra parte.

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