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Il Direttore ha sognato il Cav che dice ai suoi: "Se continua così vi lascio soli"

11 Aprile 2011 alle 14:00

Lasciare, sine ira, con la composta consapevolezza d’aver fatto quanto possibile. Un sano, razionale realismo, inteso come conclusione epica dei progetti nativi, come vittoria delle proprie idee, come riprova della validità autentica delle stesse, come smascheramento del rifiuto a qualsivoglia cambiamento per accidia e vigliaccheria, sarebbe appropriato corrispettivo ai comportamenti delle lavandaie. Questo per i suoi incoscienti. E poi, il piacere di togliere ogni alibi, ogni pretesto, ogni copertura agli altri, sarebbe impagabile. Perché ormai è chiaro che solo per la sua presenza, gli antiB, dai giustizialisti ai neo puritani, dai media ostili ai politicanti della prima repubblica, hanno vita facile e remunerativa. Lasciare non sarebbe dargliela vita, ma una sottile e gustosa rivincita. Solo immaginare quello che succederebbe all'interno delle file dei suoi attuali nemici, all’eruttare scomposto di voglie represse, di conti da saldare, di poltrone da conquistare, al terrore di fronte ai problemi del momento e del dramma di tanti orticelli non più irrigati dalla vitale acqua antiCav, varrebbe il gesto. Rimarrebbe la tristezza e la sofferenza dei milioni e milioni d’italiani che hanno spontaneamente creduto in lui, da diciassette anni. Se fosse un Valentino, il fatto non avrebbe importanza. Ma il Cav. non è Valentino.

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