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Calci romeni

11 Aprile 2011 alle 18:00

C’è ancora spazio, sul Foglio, per chi non se la sente di partecipare alla grande pantomima del “volemose bene”, della “integrazione che va alla grande”, dei “siamo invasi dagli stranieri, ma continueremo a esser aperti” o dei “mi raccomando, niente speculazioni politiche sulle tragedie”? Si può ancora dire, come fino a pochi anni fa, che non è razzista – ma senso di realtà – affermare che molti di quelli che vengono ad abitare da noi portano con loro un tasso di potenziale violenza infinitamente superiore alle nostre tradizioni? Si può ancora dire su un giornale (se non sbaglio) di centro-destra che ogni più piccolo centro, in Italia, è infiltrato da una nuova razza di barbari che sono come vasi di ferro tra piccoli cocci indifesi? Si può dire che - guardando queste grinte, questi fisici tagliati con l’accetta, queste voci rozze, questi modi a dir poco selvatici, la diffusissima inclinazione all’alcol e alla sopraffazione fisica - non si può non rendersi conto che un pugno di tali personaggi basta a rendere virtualmente incivile e semi invivibile qualsiasi quartiere, cittadina, paese o paesino della nostra fottuta penisola? Quanti decenni ci vorranno prima che queste decine di migliaia di lanzichenecchi si pieghino alle regole della civiltà? O - pur volendo qui dimenticare il peso ulteriore che avrà, in altri casi, un’eventuale fanatismo religioso – non saremo invece noi a perdere il lume della civiltà, ad essere travolti dai barbari e sprofondare in un nuovo Medio Evo, mentre tutti gli imbecilli del caso non fanno che ripetere “Tranquilli, è tutto a posto? Una volta simili fesserie erano riservate al pubblico dei girotondini, ma oggi? Perché dovremmo costringere la nostra (sempre meno)brava gente educata a subire in silenzio, per sempre, l'affronto di queste orde di hooligans stanziali?

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