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Se spira il mistral nazionalistico

9 Aprile 2011 alle 14:00

Tremonti, "colbertiano" convinto, si è preso il ruolo di difensore dell’interesse nazionale. A costo di sembrare monotono, ma questa cugina latina che non perde occasione per rivalersi sull’Italia della sua frustrazione di mancata grandeur, mi ricorda tanto un 10 giugno del 1940 e la pugnalata alla schiena che l’Italia inferse alla cugina stroncata dalle armate del fürer. Non perde occasione la cugina per farci pagare l’ignominioso oltraggio. L’ha capito (un po’ in ritardo), il nostro “Quintino Sella” che interpreta a fasi alterne un neo-colbertismo di rinculo. ..."Questo neo-colbertismo afferma che gli Stati si devono difendere quando l'incedere della globalizzazione è troppo rapido, perché le tensioni indotte dallo spiazzamento di produzioni locali via importazioni, e/o dalle delocalizzazioni verso Paesi a più basso costo del lavoro, possono mettere in pericolo la stabilità economica e sociale dei Paesi di antica industrializzazione (Il Sole24ore)”. In queste condizioni d’animo è facile passare dai sorrisi ai ghigni e le “Generali” (dopo Parmalat) sono l’ultima beffa che Sarkozy ci ammannisce con tracotante indifferenza. Il rifiuto di contribuire con noi a risolvere il drammatico problema degli immigrati tunisini che invadono l’Italia per raggiungere la Francia – patria di adozione – è solo l’ultima messa in scena dell’acrimonia che si rinfocola a Parigi e arde su Roma. Che fare? Si è sperato che la Ue, la moneta unica, l’euro, e tutte le belle parole degli uomini eletti (De Gasperi, Schuman, Spinelli, Adenauer), sacerdoti dell’Europa Unita, fossero sufficienti a lenire i passati rancori nell’ideale comune dell’Europa Ptria comune: tutto invano. I francesi restano sempre i Galli che Cesare piegò per civilizzarli, insegnando loro i principi del diritto del quale oggi, essi, fanno scempio per ambizioni napoleoniche.

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