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Reati ministeriali: chi ci crede?

9 Aprile 2011 alle 15:00

E' assai probabile che nessuno creda che il Presidente del Consiglio abbia telefonato in questura per ragioni di stato. Ma questa non è la sostanza del problema, ma soltanto un aspetto alla fine secondario. In gioco c'è molto di più: la titolarità di una funzione che una legge costituzionale affida al Parlamento e che di fatto si vorrebbe sottrarre all'organo costituzionale competente senza una revisione ex art. 138. Come si sa, alla Camera competente spetta una valutazione insindacabile, se il ministro inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Orbene, da tale valutazione non può essere sottratto il giudizio se il reato contestato sia stato commesso nell'esercizio delle funzioni ministeriali o solo con la relativa qualifica. La distinzione è talmente sottile, di lana caprina e senza solidi fondamenti giuridici che affidarne la titolarità esclusiva del giudizio ad altro organo significa menomare le prerogative del Parlamento sottraendo a quest’ultimo il giudizio se vi sia stato un interesse pubblico prevalente. Il problema va ben oltre l’attuale Presidente del Consiglio e riguarda il futuro delle istituzioni. Tutto si può modificare ma non in maniera strisciante. Un pronunciamento della Corte Costituzionale è in questo caso quanto meno indispensabile

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