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Un assassinio grottesco

8 Aprile 2011 alle 14:30

Più che sprecar parole alla ricerca d'una spiegazione, quello che è accaduto ieri alla Camera merita lo sforzo dell'esercizio inverso. Del resto quando la congrega dei sofferenti d'ipertrofia morale - autentica o fraudolenta - che mobilita le piazze reali e virtuali e le sedi istituzionali, riassume i suoi comunicati in un cartellone grottesco, come quel "Maroni assassino" sbandierato in risposta al resoconto degli apprezzabili risultati conseguiti dal ministero dell'interno, il grottesco raffigura già perfettamente se stesso, e la sua spiegazione, come quella d'una pietosa barzelletta che non fa ridere nessuno, non ha più alcun fine. E' vero invece il contrario. E' il grottesco a fornire spiegazioni. Poiché l'accusa a Maroni, nella sua insulsaggine, certifica l'insulsaggine di tutto il resto: della meticolosa compilazione dei più reconditi motivi coi quali Berlusconi riuscirebbe a trar vantaggio da qualsiasi codicillo ci si azzardi mai ad emanare; di un pervicace processo in cui mancano le vittime, poiché le parti lese designate si rifiutano di esser tali, e mancano le prove, e forse mancan pure le procedure legittime; di una paradossale difesa della democrazia con slogan che la negano, come "opporre alla forza dei numeri la forza della volontà". E, proprio ieri appunto, dell'incosciente strumentalizzazione di una tragedia. Insomma è l'istituzionalizzazione del pretesto, la giurisprudenza dell'impressionismo, l'algebra della contraffazione. E, proprio ieri appunto, l'apologia del grottesco.

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