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La Carfagna adesso vuole la riserva indiana anche nei comuni

7 Aprile 2011 alle 17:00

Pare che il ministro Carfagna, forse ormai priva di guida, voglia far inserire una quota obbligatoria di donne tra i componenti delle amministrazioni locali o dei loro consigli. Più o meno come già avviene, in materia di impiego, per i disabili. O per la tutela degli habitat delle specie in pericolo. Ho già espresso il mio sconcerto quando si è proceduto a riservare il 30% dei consigli d'amministrazione delle società alle donne. Mi permetto di far rilevare che tutte queste norme confliggono frontalmente con la Costituzione, articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." E non mi si venga a dire che la donne dovrebbero essere allora il 50%. Il "senza distinzione" significa solo che quando occorre una figura professionale per un certo ruolo si dovrebbe scegliere la persona più meritevole, senza alcun pregiudizio. In caso contrario perchè riservare solo una quota alle donne? Perchè non riservare percentuali di componenti anche (ripercorro l'art. 3) alle razze, alle lingue madri, alle religioni, alla maggioranza, all'opposizione, ai ricchi, ai poveri, ai gay, ai trans e, non vedo perchè no, anche se qui stò innovando la lettera del disposto, pure ai tifosi? Ciò che più mi indigna è che nessuno, presidente Napolitano in testa e giù giù fino ai tribunali e, più giù ancora, fino alla Corte Costituzionale, per sciocco conformismo, fa o farà rilevare una patente volazione dei principi costituzionali di queste norme, che definire becere e sessiste è un complimento.

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