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L'intermittenza morale

4 Aprile 2011 alle 19:30

Sul sito di Libertà e Giustizia appare un articolo del magistrato Sergio Materia che inizia con l'affermazione "riforma della giustizia significa riduzione del numero delle cause civili e penali e della durata delle singole cause”. Una necessità alla quale sembrano giusto andare incontro le ultime proposte della maggioranza: prescrizioni più brevi per ridurre il numero dei processi e processi più brevi per snellire la giustizia. Se non che, sullo stesso sito, Gustavo Zagrebelsky ed altri esperti di moralismo forense invitano i cittadini il 5 aprile "mentre alla Camera dei Deputati saranno in discussione i provvedimenti sul processo e la prescrizione breve" ad "una mobilitazione per dire “no” all’ennesima legge ad personam". Indubbiamente l'anomalia esiste. Ma è più anomala una maggioranza che legifera assecondando una necessità sentita anche dall'opposizione o è più anomala un'opposizione che sostiene simultaneamente che serve una legge per accorciare processi e prescrizioni e che però questa legge non si puo' fare perché tra i cittadini che ne beneficiano c'è il leader della maggioranza? Ossia: deve vergognarsi più un legislatore di beneficiare egli stesso degli effetti di una buona legge, o deve vergognarsi più chi si oppone ad una buona legge unicamente per impedirne i benefici sul legislatore? Quale principio di etica costituzionale prevede che le leggi non si possono fare "ad personam", ma per fini "contra personam" le leggi si possono invece disfare? E il principio secondo cui la legge è uguale per tutti e' un principio che vale sempre, o è un principio intermittente che si applica quando la legge deve colpire Berlusconi e non si applica quando la legge favorisce Berlusconi? Insomma, è "L'ora della mobilitazione" o è solo l'ora di uno sfogo scombinato di furore etico?

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