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Ancora statalismo? Per favore no, abbiamo già dato

4 Aprile 2011 alle 18:30

Il ministro Tremonti non raccoglie di certo le simpatie di chi ha scelto il rischio della libertà alla sicurezza di un posto di lavoro retribuito dallo stato o da una delle tante aziende il cui fallimento sia precluso per il fine della salvaguardia del posto di lavoro. Fine non nobile, se significa mantenimento dello status quo e chiusura ad ogni rinnovamento. Ha stravolto, con l'inversione dell'onere della prova e con l'introduzione dello stato di polizia fiscale, un paio di millenni di cultura giuridica ed ora, non pago, getta a mare pure alcuni decenni di cultura industriale italiana. Forse finge di non sapere che l'IRI nacque per dotare l'Italia di quelle infrastrutture industriali che ne frenavano l'ingresso nel mondo moderno e che avrebbero richiesto investimenti che nessun privato, all'epoca, avrebbe potuto sostenere. Con il piano Sinigaglia, il paese, privo di miniere di ferro e carbone, venne dotato del fabbisogno di acciaio a costi competitivi, necessario negli anni della sua ricostruzione. Analogamente, sempre per sopperire alla mancanza di fonti primarie, la creazione di ENI. Con la costruzione dell'Autostrada del Sole si potrebbe dire che lo scopo dell'IRI fosse storicamente finito all'alba degli anni '60. Il resto fu in gran parte storia di malaffare e malgoverno. Il Ministro Tremonti dovrebbe sapere e certamente sa com'è che, tanto per fare un esempio, Ansaldo è finita com'è finita, mentre Siemens è diventato il colosso che tutti conosciamo. Le due partivano alla pari e, forse, Ansaldo aveva addirittura qualcosina in piu', sia in termini di tecnologie che di mercati. Ritorniamo daccapo; una fiscalità aggressiva, intimidatoria, punitiva ed illegale, associata ad un welfare progettato male e peggio amministrato, hanno finito con il drenare il sangue del capitalismo italiano. Una nuova IRI ci porterebe al crollo del regime (sovietico).

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